Domande Ultime

Questa mattina, prima di uscire di casa.

Si parlava della notizia del giorno: la scomparsa del grande Stephen Hawking.
Dopo le prime domande inquisitorie di rito (Chi era? Cosa faceva? Che malattia aveva? E così via), salta sull’Andrea (10 anni) e mi chiede: “Ma Papà, ma come si fa ad avere più Vita?”.
Al che, dopo i primi secondi di stordimento vista la domanda a bruciapelo, rispondo con un epigrafico: “Non lo decidiamo noi”.
Andrea mi guarda e sorride, poco convinto; difatti la discussione poi si è subito incanalata su Resurrezione, Incarnazione e teorie Escatologiche varie.

 

Ripensandoci poi, mi è tornata alla mente la famosissima scena di “Blade Runner” (l’originale, non il surrogato ultimo): l’incontro tra il replicante Roy ed il suo creatore Tyrell:

Tyrell: Quale sarebbe il tuo problema?
Roy: La morte.
Tyrell: La morte… beh questo temo sia un po’ fuori della mia giurisdizione.
Roy: Io voglio più vita, padre!

(Blade Runner, Ridley Scott, 1982)

Ecco, credo allora, ripensandoci, di avere risposto saggiamente.

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 Stephen Hawking, che sapeva cos’era veramente la Vita

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L’Uomo Incredibile

In una martedì qualsiasi, ti imbatti in una storia vera, straordinaria, sino ad oggi sconosciuta.
Sinceramente, mi ha commosso.

Sir Nicholas George Winton.

Attaccati ad Un Filo

“Che la vita è appesa a un filo, e che c’è bisogno di apprezzarla, e che non c’era niente di più serio che il fatto che eravamo ancora vivi”.
(Sébastien, Ostaggio al Bataclan)

QUI Trovate l’intervista integrale a Sébastien: per provare a riflettere, in silenzio, che tutte le voci di questi giorni sono assordanti.

Dare

“Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano”.

Al vero Gabbiano Jonathan Livingston
che vive in ognuno di noi.

(Richard Bach, Il Gabbiano Jonathan Livingstone)

Ho visto un Re

«Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti.
Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una Sua carezza».
(Enzo Jannacci)

Sul Corsera il pensiero “ateo” di Enzo Jannacci sulla vicenda di Eluana.

Un Giorno Nuovo Di Zecca

Ecco.
Un altro giorno.
Mi sveglio presto la mattina: colazione, doccia, barba.
Gesti automatici.
Noiosi.

Un altro giorno lavorativo.
Uguale a tutti gli altri.
Terribilmente uguale a tutti gli altri.
Metodicamente uguale a tutti gli altri.
Fastidiosamente uguale.

Cosa devo fare oggi, di diverso?
Mi sfugge qualcosa?
Sento di avere dimenticato un particolare.
Non secondario.

Ah sì…
C’è quella ragazza, quella che hanno portato qui l’altra notte.
Quella che hanno detto essere morta 17 anni fà.
Quella lì.
Quella delle “suorine”.
Quella dell’accanimento.
Sì proprio quella.

Iniziamo oggi.

Ecco: un giorno lavorativo diverso.
Diverso da tutti gli altri,
Terribilmente diverso da tutti gli altri,
Atrocemente diverso da tutti gli altri,
Tragicamente diverso.

Cosa devo fare oggi?

Il lavoro nobilita l’uomo.
Sarà…

“Vivo e vegeto – ma soprattutto vivo!”

“Sono molto colpito, anzi, sono scandalizzato da quello che sta accadendo. Che una persona a vent’anni, in un pomeriggio di sole, dica una certa cosa con le proprie amiche e questo possa valere come ammissione di testamento biologico è una cosa folle.

Sono stanco di sentire che la dignità della vita dipende dal giudizio di qualcuno: io voglio capire cos’è la dignità della vita sulla base di elaborazioni diverse, non solo sull’elaborazione fatta da una persona sana.”

Intervista ad Alessandro Brgonzoni.

Insalata Verde

Di solito, normalmente, come tutti sanno, uno muore quando è in vita, quando cessa di respirare, di metabolizzare.
Si muore da vivi, insomma.
Se Eluana morisse adesso, naturalmente, senza artificiosità, senza “distacchi”, pensa che colpo per quelli che erano lì di fianco, pronti, con la forbice in mano, per “tagliare” la spina, per ergersi a paladini della Giusta Morte (sempre quando si tratta di qualcun altro).
Epilogo inaspettato, fuori dagli schemi.

Eluana è fuori pericolo, è in ripresa (quanta “cura” per una che si vuol far morire di fame e di sete).
Coraggio, non perdetevi d’animo: l’Insalata è ancora verde!

Il Pelo nell’uovo

Ecco la Mamma Scienza che corre in soccorso dell’umanità ferita; ecco spiegato il Bullismo, nella sua radice, tutto qua: DNA e basta.
Confine della Realtà, la Scienza, punto e basta.
Ma, ahinoi, non è proprio una questione genetica.
E’ mancanza di Educazione, di rispetto per l’Autorità.
A far fuori la tradizione, a lasciar fare, a lasciare che uno non abbia un’Identità, succede che poi uno non sa più cosa vuole fare della sua vita.
Senza una risposta al Desiderio che uno ha nel cuore (desiderio di felicità, direte voi), finisce che poi si scoppia, ci si abbruttisce, ci si dimentica di sé.

Opinioni

Premessa: il mio non è un giudizio sui “malati” (ci mancherebbe), ma su quelli che stanno loro attorno.
Cioè fatemi capire.
Se uno sostiene la Morte (per liberarsi dalla sofferenza): applausi, baci, abbracci, “…è giusto!“, “Bravo!“.
Se uno, al contario, sostiene la Vita (nonostante la sofferenza): tristezza, indignazione, odio, “…Ma no! Ma cosa dici!!“, “Integralista, Moralista…“.
Proprio non capisco in che cazzo di mondo viviamo.

Una Bottiglia per Eluana

Che cosa le ha tolto questa vicenda?
La Vita“, ha risposto il padre di Eluana all’intervistatore.
Cinicamente mi è venuto da pensare: la vita di chi la tua (di Padre e uomo) o la sua (di Figlia e donna)?

“Forse Eluana ha bisogno della conversione di suo padre per far sì che la sua dipartita da questo mondo avvenga in modo spontaneo e senza alcuna interruzione. O addirittura che si svegli. Si dice che la fede è un dono. Perché solo attraverso la fede succedono le cose più grandiose, e io dirò una preghiera per lei”.
(Adriano Celentano, proprio lui, sul Corriere di oggi).