Credevo fosse un Pc ed invece era una Lavatrice

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Non farò Nomi e Pubblicità nascosta

 

Negozio deserto.
Bene, ho scelto il giorno e l’orario giusti per effettuare il mio acquisto.
Informatica e Pc: sto cercando un Tablet, senza pretese, s’intende.
Evito il cestone delle occasioni, mi guardo attorno per fare una breve classifica qualità / Prezzo.
Giungla.

Ok, mi occorre l’aiuto!
Tre le (solite) opzioni:

  1. Chiamata a casa.
  2. 50 %.
  3. Aiuto del Pubblico.

Scartate le prime due, non mi resta che l’aiuto del Pubblico essendo il Pubblico assente, mi toccherà chiedere a qualche assistente benefattore.
Parlavamo di deserto?
Ecco.

Cerco di intercettare magliette rosse: ora nel deserto si è anche alzato un po’ di vento caldo che spazza cespugli di rovi e sabbia.
Ma cosa vedo, laggiù, un miraggio: scorgo, nel nugolo di Clienti (magicamente saltati fuori dalle Dune) una maglietta Rossa: sta cercando di spiegare la differenza tra uno slot di Memoria Ram e uno slot PCI ad uno che lo sta massacrando di domande, per intanto sta cercando di aprire una confezione di Pile (con la mano destra), etichettare una cartuccia per stampante (con la sinistra), spostandosi a balzelli per evitare i cartellini dei prezzi sparsi per terra.
Gli altri Clienti (di cui sopra) dietro come un branco di lupi famelici.

Ritornerò.
Il Tablet può aspettare.

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Awaken Friday

“Saturday Night Live (SNL) è un programma comico e di varietà che viene trasmesso settimanalmente il sabato sera in seconda serata sulla NBC.”
(cit. WIKIPEDIA)

Ecco, in questo assonnato Venerdì, vi propongo questo fantastico video (inserito nella trasmissione di cui sopra) in cui false (e vere) stars si cimentano in fantomatici provini per entrare nel cast di Star Wars (Il Risveglio della Forza).

Una chiccha.

Poesia Rubata

Oggi vi propongo un pezzo d’arte.
Poesia di Andrea (10 anni, mio figlio).
Il tema? La poesia.
Improvvisazione pura.

Tralascio la parafrasi puntuale, ma gli ultimi due versi bucano lo schermo.
L’autore intervistato: “Anestesia? E’ quando ti fanno la puntura per non farti sentire male…”.
E’ come dire: con la fantasia riusciamo a superare momentaneamente il travaglio della vita.
Bellissima.

Per me la Poesia è …

qualcosa che vuoi far sapere
e qualcosa che vuoi far sentire
è emozione
e anche un po’ di finzione
e quando parla di fantasia
è come se ti facessero l’anestesia.

La Poesia, di cui sopra, autografa

Di Polli e di Bufale

Che poi spiegatemi perché tutto questo scandalo attorno al caso Facebook.

Insomma, dai, lo sanno tutti che quando entri in rete milioni di occhi son lì a guardarti (se vogliono): la privacy non esiste!

Avete presente i Cookies? Si, i biscottini che ti infilano sotto la porta (e neanche te ne accorgi) quando gironzoli in rete: siamo polli, belli ingrassati, dati in pasto al miglior offerente.
E di questo ne siamo tutti più o meno consapevoli.

Che poi il Caro Mark tutte ste cose (da buon volpone nerd represso) le sapeva, altrimenti spiegatemi voi come faceva a diventare il giovanotto più facoltoso del pianeta? Non di certo vendendo biscotti porta a porta.
Pagare moneta, vedere Cammello!
Credete ancora al “Peace & Love” o al “Gratis et Amore”?

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Questa la vedrei bene al Contrario

 

Dead Poets Society

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”.

HENRY DAVID THOREAU, Walden. Vita nel bosco, 1854

 

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Parafrasi

L’Orizzonte degli Eventi

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Si è vero occorre pensare sempre in grande, guardare più in là, guardare avanti, per non essere domati dalla tristezza del momento; o, della gioia dell’attimo, ci si appaga e non ci vien voglia di girare pagina.

Tuttavia talvolta è più confortevole stare qui, nel buchetto, cercare di guardare a quello che mi accadrà tra pochi minuti, forse ore.
Paradossalmente però ci si accorge che la prossimità ci sta stretta, ma la vastità ci spaventa.
Per fortuna il nostro cuore è fatto per guardare oltre la siepe (sempre), anche se poi la mente ci trattiene al di qua (ed è un male, a volte).

Questi i pensieri, di Leopardiana memoria, durante il tragitto Casa-Lavoro di oggi.

Mi è sembrato giusto condividerli.

Domande Ultime

Questa mattina, prima di uscire di casa.

Si parlava della notizia del giorno: la scomparsa del grande Stephen Hawking.
Dopo le prime domande inquisitorie di rito (Chi era? Cosa faceva? Che malattia aveva? E così via), salta sull’Andrea (10 anni) e mi chiede: “Ma Papà, ma come si fa ad avere più Vita?”.
Al che, dopo i primi secondi di stordimento vista la domanda a bruciapelo, rispondo con un epigrafico: “Non lo decidiamo noi”.
Andrea mi guarda e sorride, poco convinto; difatti la discussione poi si è subito incanalata su Resurrezione, Incarnazione e teorie Escatologiche varie.

 

Ripensandoci poi, mi è tornata alla mente la famosissima scena di “Blade Runner” (l’originale, non il surrogato ultimo): l’incontro tra il replicante Roy ed il suo creatore Tyrell:

Tyrell: Quale sarebbe il tuo problema?
Roy: La morte.
Tyrell: La morte… beh questo temo sia un po’ fuori della mia giurisdizione.
Roy: Io voglio più vita, padre!

(Blade Runner, Ridley Scott, 1982)

Ecco, credo allora, ripensandoci, di avere risposto saggiamente.

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 Stephen Hawking, che sapeva cos’era veramente la Vita

Rabbia

Io sono un automobilista.
Ed essendo un automobilista sono sempre, costantemente, incazzato come una bestia.
“Gioele Dix”

Questa mattina.
Al semaforo.
Uno scende dalla Macchina.
Si avventa sul finestrino di quello davanti.
Lo prende a pugni.
Risale e riparte.
Screzi.

Ma dove siamo nella Giungla!?

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Foto © 2017 Kate T. Parker Photography, Inc.

(De)Sidere

Non guardiamo più alle stelle!

Siamo rattrappiti, ricurvi, riflessi su noi stessi, lo sguardo chiuso e vincolato in 5.5”.
I nostri occhi sono attratti dalla luce sintetica, artefatta e artificiale degli schermi Led, Oled, HD.
Ma che spettacolo è ancora il cielo, nelle fredde primavere o nelle calde notti d’estate.
Alziamo gli occhi al cielo: torniamo a desiderare.

Lo spettacolo che ci attende è grande.

 

La Via Lattea in tutto il suo splendore

Pongo (da non confondere con il cane Bianco-Nero)

Reminiscenze d’infanzia (lontana).

Il Pongo (da non confondere con il DAS, che è un’altra storia) era quell’ammasso verdognolo (scuro e maleodorante) che stava, di solito, in una cesta di vimini: fatto a pezzi (dilaniato, per precisione), in balia di un’orda di marmocchi.

Era un miraggio vederlo nella sua forma originale ed intonsa (di cui potete vedere una rara fotografia qui sotto) e il suo nome Tecnico era “ADICA PONGO”.

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Adica PONGO Intonso

Ricettacolo self-service di germi di ogni genere, nel pongo potevi trovare le seguenti cose:

a. Capelli di varie lunghezze e forme.
b. Unghie (non colorate).
c. Caccole (chiaramente ben mimetizzate).
d. Cerume (e lo vedevi perché di colore differente, se appena depositato)
e. Il classico Chewing Gum Brooklyn al gusto di menta (per gli utilizzatori di fascia d’età compresa tra gli 7/8 anni).
f. Frammenti sparsi di caramella dura.
g. DNA (sotto altre forme di secrezioni ben nascoste).

A memoria d’uomo non ricordo che qualcuno sia mai riuscito a dargli una forma diversa che di una palla, che poi finiva sempre, inesorabilmente, per essere lanciata in qualche dove e ci scappava il ferito da 118.

L’evoluzione tecnologica del Pongo è stata, chiaramente, l’introduzione del Didò, che quanto meno profuma.