Per un Pugno di Secondi

“Quando un uomo con la macchina incontra un uomo con lo scooter, quello con lo scooter è un uomo morto”.

(Harley-Davidson)

Uomo a terra.
L’ennesimo.
Tornando a casa (in scooter) ieri sera.

Al netto del rispetto del Codice della Strada, è sempre il più “piccolo” che ci rimette.

Il Paradosso di Achille e la Tartaruga

Re-bloggato da me stesso.

SeFosseFacileEssereSani

Vicende metropolitane.Vie satolle di autovetture.
Ad un semaforo sta per scattare il verde: il Bruno provetto automobilista ha già inserito la prima e sta per liberare i suoi 450 cavalli imbizzarriti.
Scatta il verde: il Bruno lascia di botto la frizione e, colorando l’asfalto con i suoi fumanti pneumatici, scatta in avanti raggiungendo la velocità di crociera di ben 120 Km/h in 6 secondi netti. Sfreccia per la via rasentando le macchine parcheggiate a lato strada, si avvicina all’incrocio in cui ha la precedenza e sfruttando le su gomme ribassate montate su cerchioni da gara in lega leggera riesce a sterzare a destra con perizia assoluta e a presentarsi lanciato sul rettifilo, ma, ahimè, il semaforo è rosso: frenata con freno a mano, con derapata a leggero sotto sterzo e marcia inserita, pronto, per la prossima partenza.

Vie satolle di autovetture.
Nello stesso luogo di cui sopra, nello stesso momento…

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Piovono Polpette

Bucoliche considerazioni attendendo il verde in sella al mio scooter.

… stormi di uccelli Neri,
com’esuli pensieri, …“.
Cantava il Poeta.

E’ che l’esulo pensiero genera guano e le precipitazioni sono intense: probabilità di ripararsi praticamente nulle.
Il Poeta questo lo sapeva, ma ha taciuto.

Hair Style

Incontrare un Parrucchiere oftalmico è cosa rara, insolita.

Mi spiego: è facile avere a che fare con quello Estetista, Sportivo-Calciofilo, Politico; o, per passare dall’altra sponda e rispettare la parità dei sessi, quella Psicologa, Dietista, Omeopata o Pediatra.
Eccomi: Ho incontrato un Parrucchiere Oftalmico!

(Alzata di Braccia)
(Scroscio di Applausi)
(Inchino)

Me ne stavo bel bello al lavaggio del cuoio capelluto: ben massaggiato, rilassato, alleggerito di quel chilo di capelli che si accumula in tre o quattro mesi (taglio netto il mio, da leva militare, 1 mm con la macchinetta). Le mani che massaggiavano erano quelle del Saccente edotto alle arti mediche di Ippocrate, specializzando in Oculistica.
Di fianco si siede un altro avventore, anche lui alleggerito (un po’ meno), che si accomoda in poltrona e reclina la testa all’indietro.
Subito l’oftalmico nota la gonfia e sanguinolenta escrescenza nell’occhio del vicino: “Orzaiolo!”.
Ed il Vicino al Lui: “No, Calazio!”.
Eh, già qui …

L’oftalmico non la prende bene: il triage di osservazione non ha dato gli esiti sperati; le mani dell’Oftalmico si fanno pesanti: il massaggio sembra più un impasto, e rivoli fastidiosi d’acqua cominciano ad infilarsi nei canali uditivi del qui presente; fastidiosissima sensazione: orecchie che si tappano.
Eseguito il primo esame obbiettivo, si passa alla “cura”: bistecca sull’occhio!?
Il Vicino: ”NO! Devo attendere l’esplosione e la liberazione del dotto escretorio!”.
Eh, che fortuna essere capitato in questo ricettacolo di scienziati!

L’Oftalmico, rintuzzato nuovamente, continua a non prenderla bene: l’impasto si fa più energico; ora i rivoli d’acqua arrivano, passando lungo la schiena, alle mutande; e per di più lo schiumogeno comincia a colare nell’occhio destro: bruciore e lacrimazione.

L’Oftalmico si fa di nuovo sotto e va a pescare nel passato, s iaggrappa alle sue reminiscenze: “Anche a me una volta è capitata una roba del genere: mi è esploso in metropolitana. Sembravo Pizza Margherita!”.

(Per chi non è un cinefilo Pizza Margherita era il cattivo in “Balle Spaziali” di Mel Brooks, seguire il link per capire).

Il Vicino, per nulla colpito dall’ostentata simpatia dell’Oftalmico, ribatte con puntiglio: “Io spero, che grazie alla pomata antibiotica, l’infezione si esaurisca entro due giorni”.
A questo punto ero un cencio umano nelle mani impazzite del vero Pizza Margherita: l’occhio destro è purulento, lacrimazione, bruciore e un evidente rossore.
L’Oftalmico, ritornando in se, finalmente si ricorda di me, e si mette ad osservare il mio occhio, notando l’incipiente (e poco celabile) congiuntivite che mi affligge l’occhio destro.

Eccoci … Ora tocca a me.
No, non è nulla”, mi affretto a precisare, temendo …
Magari, passo dal Macellaio qua davanti, prima di andare a casa”.

Prossimità

Voi direte: in metropolitana in ora di punta si sta schiacciati come sardine.
Luogo comune?
Leggenda Metropolitana (!?).
Fantasiosi racconti di viaggio casa-lavoro e viceversa?

Boh, so solo che è dura, durissima; chi ci è passato e ci passa tutt’ora, può certificarlo.
Tra un’ascella tumida, umida e rivestita; il pakistano che ha mangiato pesante per colazione e magari la superVamp detersa con Chanel n.5; per non parlare dello sviolinatore, il Cantore di Norimberga e la session band di slavi.

In un Lunedì mattina, già in salita di suo, mi si affianca uno: “Scusa, ma se per favore non mi stai così vicino …”.
Cosa impossibile da attuarsi …. direte voi.

E’ che io, a lavoro ci vado in scooter!

Amico …
Peace and Love!

Traslochi

ReBloggato da me stesso.

Un Sardo, un Napoletano ed un Siciliano.
Il Sardo dirige, gli altri due spostano il frigorifero (e non li invidio per niente).
Tric!
Trac!
Nel pieno dello sforzo, il frigorifero è sollevato.
Il Siciliano grida: ”Ahhhh! Minchia!”.
Il Napoletano: ”Che c’è, che è successo?”.
Il Siciliano: ”Mi è uscita un’emorroide!”.

Il Sardo: ”Che cacciavite prendo a stella o a taglio?”.

Fenomeni …

Quesito Insistente

Ehi caro amico ZooFilo (e nel caso particolare della Specie Canina)!
Come mai fai “pascolare” il tuo Molosso al di fuori dell’Area Cani?
E Soprattutto: come mai non raccogli i “tronchi” che il tuo peloso amico deposita qua e là, incurante di noi ignari passanti?

Su dai, perchè non me lo spieghi?
Su dai, son qui che aspetto…

La posta del Cuore

Un pomeriggio in questura.
Moicani e Scafisti si accalcano sul vetro dello sportello informazioni: di là due superpiedi quasi piatti che faticano a star dietro alle richieste in dialetti sconosciuti.
Il “Turn-O-Matic” non snocciola numeri: la calca si accalca ancora più accalcante.
Il clima è tropicale, l’odore pure.
In mezzo alla torma, ci sono anche residenti nei confini Italici, anche loro accalcati, con il numerino in mano, ma senza spingere.

All’interno di un Box-Acquario, un appuntato è intento a scrivere, davanti ad un monitor 10” e sembra raccogliere più informazioni possibili sull’accaduto: la signora Maria ha perso la Carta d’Identità, o gliel’hanno sottratta, o l’ha dimenticata non si sa dove, insomma non è ben chiara la dinamica, ma l’appuntato scrive, impassibile, muove velocemente le sue dita affusolate, come se fosse un pianista, ogni tanto qualche: “Attenda un attimo!” e via, verso nuove frontiere inesplorate della dattilografia informatica: Ticche, Tacche, Tacchete, Ticchete.
Qualche movimento furtivo del Mouse, videata che cambia, colori che si mescolano sul suo volto lucido.
E di nuovo il fiume di parole e di lettere.

Dopo pochi minuti l’Appuntato ridestatosi dalla “Trans agonistica” guarda la Signora Maria e domanda:”Dicevamo dell’Autovettura?”.
“Guardi che era la Carta d’Identità, non la macchina”.

E si ricomincia: la Signora Maria riprende da capo tutta la Storia e l’appuntato riprende la sua febbricitante battitura divincolandosi, con maestria, tra FaceBook e Chat.

Stormy

Oggi piove, ma l’intrepido Motociclista non demorde, non si arrende alle intemperie: bardato di tutto punto, impermeabile.

Sennonché difficilmente può resistere alle sciabordate assestate dal Filobus (Galeone d’altri tempi), che, sfruttando le fosse disseminate sul lastricato metropolitano, innalza onde con mare forza 8, facendo vacillare più volte la navicella e il suo comandante nella tempesta.

Coraggio miei prodi!”, urla il Capitano coraggioso sferzando i cavalli, traghettando tra le vie fradice, per giungere, infine, al Porto, zuppo come una cima da ormeggio in balia delle onde …

Prossemica Metropolitana

– La distanza intima (0-45 cm).
– La distanza personale (45-120 cm) per l’interazione tra amici.
– La distanza sociale (1,2-3,5 metri) per la comunicazione tra conoscenti o il rapporto insegnante-allievo.
– La distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.

A Parere di un certo Edward Twitchell Hall.

Aggiungerei (trovandomi in Metropolitana, all’ora di punta seduto e stipato come una sardina):
– La Distanza Intima con Smanettone dotato di Smartphone (5-10 µm – con movimenti di struscio rotatorio).
– La Distanza intima con Smanettone dotato di Tablet giocante a FIFA 14 (5-10 µm – con movimenti a scatto e imprecazioni varie).
– La Distanza intima con una Chanel n.5 (5-10 µm – con inarrestabili conati di vomito da nausea).
– La Distanza intima con un cingalese che ha fatto colazione con Peperoni e Cipolle (5-10 µm – irrespirabili).
– La Distanza intima con una studentessa dotata di iPod (5-10 µm – Ritmati).

It’s a Beautiful Day!

Che bella giornata …
Sin dagli albori …
Ti citofona tua moglie (scesa prima di te per andare a lavorare) e ti introduce alla giornata con notizie che ti cambiano la prospettiva …
Guarda che la 55 ci è entrata in Macchina!“.

Ecco, per chi non lo sapesse la 55 è il bus Atm che passa qua sotto…
Ma il bello della giornata è stata la mia Risposta:
E ci è stata?!“.

Mi sono sentito un pò Woody Allen.

Avances

Sono entrato per ben quattro volte in farmacia, nella stessa farmacia.
La Farmacista (cerbera con occhio da Polifemo) alla quarta volta ha pensato che ci stessi provando.
Il mio problema non era la pulsione fisica, ma l’amnesia; sì, ma vaglielo a spiegare alla tardona: uscendo mi ha fatto l’occhiolino, con il monocolo s’intende, e, scusate il gioco di parole, non era un bel vedere.

EverGreen – Chimica Pediatrica

Alla fermata del BUS.
Due giovani mamme disquisiscono amabilmente sulla prole.

Mamma A: “Ah, io quando arriva la primavera parto con le vitamine. Il cambio di stagione è spossante”.
Mamma B: “Sono d’accordo, bisogna aiutarli naturalmente. E i denti come vanno? Li ha messi tutti?”
Mamma A: “Certamente”.
Mamma B: “E lo Zolfo glielo dà?”.
Mamma A: “Lo ZOLFO!?”
Mamma B: “Prevenire è meglio che curare. Lo Zolfo per rinforzare i denti è una bomba!”.
Mamma A: “Ah! Intende dire le caramelline al Fluoro”.
Mamma B: “No, no lo zolfo!”
Mamma A: “Signora guardi che lo Zolfo non funziona, non è adatto, per i denti occorre il Fluoro”.
Mamma B: “Ne è proprio sicura?”.
Mamma A: “100 %!”
Mamma B: “Bene allora il Fluoro…
(Arriva il BUS e salgono continuando nella conversazione)
…a giorni comincerò con la somministrazione anche degli integratori di Sali Minerali…e poi…”
(Dissolvenza).

Le mamme alchimiste sono un pericolo costante, sono una mina vagante.

Che Bionda!

Perché non dedicare il primo post dell’anno all’abbondante nevicata su Milano?

Le bidelle (spalatrici improvvisate) davanti alla scuola di Teo.

“Eh, tutta colpa di quella lì!”.
Chi?!
“Quella lì, la Moretti!”.

Chi … la Birra!?

Dottor M.

Sono in fila ad attendere il mio turno.
Accettazione fatta.
Ho in mano un bicchierino di plastica con dentro cinque provette e la ricevuta per il ritiro del referto.
Prelievo venoso.
Davanti a me sette vegliardi, che chissà come mai alle 7.30 sono sempre lì, puntuali, a rompere le balle.
La tensione sale, il puzzo di disinfettante si fa sempre più forte; al pensiero sto già male (per chi non lo sapesse non gradisco particolarmente gli aghi).
Ci siamo quasi: dei sette vegliardi ne sono rimasti solo due e poi tocca a me.
Dentro il Box 3 si accende una discussione tra il “Prelevatore” e il “Prelevando” (uno dei sette vegliardi, tale e quale a tal Pacciani Pietro).
Il “Prelevatore” si sta scaldando.
Si parla di Pena di Morte per stupratori e pedofili (no sarà stata l’eccezionale somiglianza del “Prelevando” a far scattare l’ira?).
E che io a quelli lì, li ammazzerei tutti!
Un iniezione letale!…
“.
Pacciani taciturno.
Tre Bottoni: un giudice, un ignaro passante, una parente della vittima….
Premono e via, iniezione “impersonale”
(che definizione!), non si sa chi è stato….
E ti saluto!
“.
Pacciani esce, bianco in volto, per la prelievo e per la paura che il “Prelevatore” gli ha fatto.
Box 3: libero.
E’ il mio turno.
“Vada avanti lei attendo che si liberi un altro box, non vorrei che il “Nazi” là dentro facesse brutti scherzi…”.
In fondo l’ago ce l’ha in mano lui.

Suonate…

Al semaforo, fermi ai blocchi di partenza: a destra una rombante Kawasaky 1000 che fa tremare la terra sotto i piedi ad ogni sgasata, cavalcata da un centauro completamente nero, talmente nero che non distingui nemmeno se uomo o donna.
E va bè, davanti a cotanta ostentata cattiveria, non si può proferir parola.
A sinistra c’è lei, Nilla Pizzi con le sue rughe scavate, con il suo bel casco di banane in testa (datato), il suo foulard policromo (datato), occhiale da sole da diva (con le ali diamantate, il tutto datato), con il suo Garelli (quello con i cerchioni a cinque razze e il sedile nero lungo con sopra scritto GARELLI in bianco) datato.
Piiiiiiiiii.
Piiiiiiiiii.
Avvisatore acustico (modello pestata di coda di gatto) di Garelli datato.
Piiiiiiiiii.
Piiiiiiiiii.
La sciantosa vegliarda fa capire al velocipede davanti che vuole passare per “scattare” nel traffico cittadino.
Piiiiiiiiii.
Piiiiiiiiii.
Piiiiiiiiii.
“Signora, se suona ancora quel gatto morto le tiro una gomitata!”.

Quando ci vuole, ci vuole.