I bambini giocano alla guerra

I bambini giocano alla guerra
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti da sempre fanno la guerra
tu fai pum e ridi
il soldato spara
e un altro uomo non ride più.

E’ la guerra
C’è un altro gioco da inventare
far sorridere il mondo
non farlo piangere.

Pace vuol dire
che non a tutti piace lo stesso gioco
che i tuoi giocattoli
piacciono anche agli altri bimbi
che spesso non ne hanno
perché ne hai troppi tu
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci
che la tua mamma non è solo tutta tua
che tutti i bambini sono tuoi amici.

E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

(Bertolt Brecht, I bambini giocano alla guerra)

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Sfide

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

(Albert Einstein – “Il mondo come io lo vedo” 1931)

Pre-determinazione?

Alice: Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!
Stregatto: Bè, tutto dipende da dove vuoi andare!
Alice: Oh, veramente importa poco purché io riesca…
Stregatto: Bè, allora importa poco che strada prendi!

(Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie)

Dare

“Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano”.

Al vero Gabbiano Jonathan Livingston
che vive in ognuno di noi.

(Richard Bach, Il Gabbiano Jonathan Livingstone)

I quattro Amori

In un epoca di Narcisismo e di “Sdoganamento dei sentimenti”, mi è capitata sott’occhio questa frase:

“Il vero pericolo, secondo me, non è che gli innamorati si adorino a vicenda, ma che essi facciano dell’eros un idolo”.

(Clive Staples Lewis, I Quattro Amori)

Per meditare in questo fine settimana.

Isole

No man is an island,
Entire of itself,
Every man is a piece of the continent,
A part of the main.

If a clod be washed away by the sea,
Europe is the less.
As well as if a promontory were.
As well as if a manor of thy friend’s
Or of thine own were:
Any man’s death diminishes me,
Because I am involved in mankind,
And therefore never send to know for whom the bell tolls;
It tolls for thee.
(MEDITATION XVII – Devotions upon Emergent Occasions – John Donne)

[Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita. Come se le mancasse un promontorio. Come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa: La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità, E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te].

Instancabile Desiderio

La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani.

Non che io creda che dall’esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d’insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana.

Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali.

“Giacomo Leopardi – Zibaldone Pensieri – LXVIII”

Migrazioni

“…stormi d’ uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.”
(Giosuè Carducci, San Martino).

E’ tempo di partenze per i pennuti.
Mentre c’è chi si diletta ad osservare il “fenomeno” in lontananza, stupefatto dal mistero della natura, da queste parti (esattamente sotto al fenomeno cinetico) grandina Guano.
Avete presente la scena di Magnolia con le rane?
Ecco, solo che al posto del verde anfibio vengono giù “pizze” bianche d’escremento.
La macchina è da buttare.
L’incipit poetico è già dimenticato.

Il Senso Religioso

La vacca che pascola in un prato non dà segno di provare alcun impeto lirico o di trarre alcun insegnamento poetico pur essendo in condizioni privilegiate per udire il canto delle allodole; come si può esser sicuri che le pecore che sono in vita non pensano menomamente ad utilizzare le pecore morte come base di un culto religioso dei defunti. È vero che anche il cane ha dei sogni, mentre molti altri animali pare che non abbiano neanche questo, ma è un fatto che noi stiamo aspettando da un gran pezzo che il cane sviluppi da questi sogni un elevato sistema di celebrazioni liturgiche.

La primavera, la morte e i sogni, considerati come pure esperienze, appartengono a loro come a noi. Ma la conclusione è che queste esperienze, considerate come esperienze, non producono niente di analogo al sentimento religioso in nessun altro spirito, se non in uno spirito come il nostro.

L’uomo poteva già vedere gli enigmi, gli spiragli e le speranze che ancora vede. Poteva non soltanto sognare ma sognare sui sogni; non soltanto vedere i morti ma l’ombra della morte; e già era posseduto da quella misteriosa mistificazione che gli rende sempre la morte incredibile.
(Gilbert K. Chesterton, L’uomo eterno).

Via Paulus 2.0.

Atto d’amore

Non seppi dirti quant’io t’amo, Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch’è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.

Non seppi; ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l’uomo, o l’opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente.

Ed ora che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
volto rifulge di splendor più forte,
e la tua voce è cantico di gloria.

Or – Dio che sempre amai – t’amo sapendo
d’amarti; e l’ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d’una gioia più grande della morte.

Resta con me, poi che la sera scende
sulla mia casa con misericordia
d’ombre e di stelle. Ch’io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l’acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e, nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.

(Ada Negri, Il Dono).

Maturità

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma…

(Eugenio Montale, Ossi di Seppia).

Felicità raggiunta, si cammina

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

(Eugenio Montale, Ossi di Seppia).