Cartolina Balneare – 2

Sotto il sole cocente di mezzodì (sul campo centrale, ed unico, della Bocciofila del Bagno 17) si consuma il Big-Match del secolo: da una parte Zorapide, il Taciturno ed il Pakistano; dall’altra l’Ing. della Briscola, il Troll Peloso ed il Geometra Sciancato. Tutti rigorosamente in costume da bagno, piedi nudi e petto villoso esposto alle intemperie.
Tolti i due personaggi noti al pubblico per le vicende ludiche riguardanti la Briscola, andiamo quindi, ad inquadrare i personaggi restanti.

Squadra Verde (capitano Zorapide).
Il Taciturno è un uomo tarchiatello, tutto rosso (per via del sole implacabile che gli ha arso l’epidermide), non proferisce una parola: ti guarda e grugnisce. Va a punto.
Il Pakistano è un Pakistano, invece di darsi allo sport nazionale (il Cricket) applica la tecnica dell’antenato del baseball alle bocce, saltella per il campo a modi Bambi nel bosco incantato: bocciatore infallibile.

Squadra Rossa (capitano Ing. della Briscola).
Il Troll Peloso è un omone tutto pancia e peli, con forte accento partenopeo; è il tattico del gruppo, legge la partita come nessun altro, quando una boccia si stacca dalla mano del lanciatore lui già sa dove andrà a finire. Boccia e va a punto.
Il Geometra Sciancato è un individuo di mezza età, baffuto e con gli occhiali; ha una gamba più corta dell’altra (da qui la sua andatura caracollante), è l’innovatore della boccia, gioca in un modo tutto suo: va a punto (qualche volta).

La Partita è avvincente, tesa, piena di colpi di scena e richiama subito l’attenzione degli ignari passanti-bagnanti tanto che dopo cinque minuti gli spalti sono gremiti in ogni ordine di posto: prima fila a sedere su sabbia e ciottoli acuminati (unico neo la staccionata di legno a delimitare il campo, che rovina, e non poco, la visuale); seconda fila a sedere su cemento armato da ecomostro in riva al mare (posto ottimale in quanto appena sopra la staccionata di cui sopra); terza fila in piedi su basamento di cemento armato con appoggio facoltativo su ecomostro (nella fattispecie edicola fissa con trilocale climatizzato annesso: visuale ottima, ma con l’inconveniente del surriscaldamento dell’aria circostante causato da scambio termico da climatizzazione).
Il campo è in perfette condizioni: ogni buca è al suo posto, la pendenza massima si è assestata sul 18% e le dune di sabbia sono ben disposte e distribuite.
Poco vento: per lo più brezza marina che non infastidisce le traiettorie delle bocce, ma allieta enormemente gli animi accesi dei giocatori.
Grazie ad un ultimo colpo perfetto da parte dell’Ing. (di rara bellezza balistica) il match si conclude a favore della squadra rossa.

Highlights:
1 – Doppia bocciata del Pakistano, pallino solo, soletto in mezzo al campo da gioco facile preda delle ultime 4 bocce verdi.
2 – Bocciata mancata di Zorapide, il quale scaglia un bolide infuocato che va a perdersi sul parabrezza di un autovettura che sopravveniva lungo la statale Adriatica: parapiglia.
3 – E’ il momento del colpo del Troll Peloso: inavvertitamente fa valere tutta la sua possanza sull’inerme staccionata, la quale non può far altro che spappolarsi come un budino sotto il peso di uno schiacciasassi.
4 – Accosto millimetrico dell’Ing.: va a scovare il pallino tra 4 bocce verdi. Il pubblico in visibilio, mai nessuno aveva mostrato tanta abilità tra le palle.
5 – L’Ing. Vincente, Zorapide perdente.

Le bocce sono un gioco feroce.

Questione di Palle

Il biliardo all’italiana non si può improvvisare, non puoi capitare lì, davanti al tavolo verde e ai cinque birilli, per caso. E’ tutto un equilibrio tra tecnica, dinamica dei corpi, trigonometria e attrito.
Eppoi c’è l’emozione, il trasporto psicologico, la concentrazione prima del tiro, durante la quale ti immagini, ti prefiguri (percependo perfino il rumore che farà la biglia quando colliderà con i birilli) come andrà a finire il tiro che stai per realizzare.
I rumori sono sommessi, ovattati, i tavoli prossimi al tuo non esistono, si sono momentaneamente assentati, spariti, volatilizzati, ci siete solo tu, le biglie ed i birilli.
STOCK!
Colpo secco.
Non troppo forte.
Leggero effetto a sinistra: sponda, sponda.
Stock (un po’ più lieve): biglia avversaria che corre silenziosa verso il castello…
Frrrrrr.
Birilli che cadono sotto il pesante incedere del corpo lanciato.
Punti che piovono.
Questa è la teoria del Biliardo.
Quello che dovrebbe accadere.
Quella che vedi in TV, dove due super campioni (tipo uno Zito, o un attempato “Scuro”) si fronteggiano a colpi di fioretto, sul rettangolo verde senza macchia, tra due ali di folla silenziosa ed attenta.

Il biliardo all’italiana, quello vero, reale, è quello che si consuma in un locale di P.ta Genova a Milano, dove ti trovi davanti ad una fila sterminata di biliardi, affollati di gente, accalcata, gomito a gomito (che se non stai attento la stecca te la trovi infilata chi sa dove).
Nel biliardo reale i giocatori sono due scalcinati individui (nella fattispecie, lo Scrivente e il celeberrimo Ing. della Briscola) che si divincolano tra la folla, tentando di capire, arrovellandosi su dove colpire la propria biglia affinché “…quella vada lì, quell’altra di là, il pallino di qui…la messa per la difesa la faccio così…garuffa…di calcio”.
Nel biliardo reale si beve e si beve tanto, ci si ubriaca di punti, quando esci dopo la partita non stai quasi in piedi da quanto sei ebbro, stordito, intontito dai punti che ti sei bevuto, scolato, succhiato.
Il risultato della partita (chi vince e chi perde) sta tutto appoggiato, pesantemente, su quel filo sottilissimo che esiste tra la poca tecnica dell’imberbe giocatore e l’enorme fortuna che uno si ritrova nella stecca durante la serata: né più, né meno.
Tu guardi, scruti, osservi le traiettorie con lo sguardo parallelo al tavolo; tiri con moderazione, ti impegni nel trovare l’effetto più congruo alla situazione, cerchi di prevedere se il colpo andrà così, oppure la biglia impazzirà all’improvviso provocando una catastrofe: hai tutto in testa, è matematico che sarà così, ma poi quando la stecca tocca la biglia, tutto cambia, non sei più tu che controlli il gioco, tutto è in mano al caso ed alla parte senziente del corpo rotolante.
Il divertimento sta proprio qui: nel cercare di discernere quello che le biglie hanno in serbo per te, se sarai in grado di solleticare la loro fantasia a tuo vantaggio, ma la ciliegina sulla torta è data da quel colpo; quello lì; quell’unico colpo che sarà ricordato per sempre, impresso indelebilmente nella mente dei giocatori, perché è IL colpo, dei colpi. Il colpo che ti innalza per una manciata di secondi al grado di campione; è il colpo nel quale le “ribelli” biglie per una frazione di secondo sono completamente assoggettate, piegate, soggiogate, al tuo volere e tutto va come deve andare: è in quel momento, in quel preciso momento, a quell’ora precisa, che veramente ti senti un padreterno.
E’ una frazione di secondo.
Dura solo un attimo, ma cazzo, che attimo!

Vapori d’alcool e proverbi cinesi

Il Toma (l’amico ciclista) questa mattina, appresa dal Gazzettino di Feltre la mia indisposizione a seguito di gozzoviglie notturne, mi manda un SMS.
Codesto: “Il Vero ciclista non è colui che non beve, ma piuttosto quello che la mattina dopo la sbronza sale in sella a tutta birra”.
Gli rispondo con un’altra massima: “Il Vero ciclista, previdente, è colui che evita di salire in sella la mattina dopo la sbronza, per evitare essenzialmente due cose:
1 – Un attacco di dissenteria acuta (dato il freddo invernale), che sommato al vomitino provocherebbe una disidratazione poco arginabile.
2 – Il morire soffocato (con vento avverso) dal proprio obrobrioso e maleodorante vomito”
.

L’ultimo punto lo lasciamo ai miti del Rock.

Parsifal

Dedicata a Nicolò che, oggi, è arrivato nel mondo.

Canzone dell’Ideale
(Parole e musica di Claudio Chieffo)

Parsifal, Parsifal non ti fermare
e lascia sempre che sia
la voce unica dell’Ideale
ad indicarti la via.
Sarò con te, io ti ho messo una mano sul cuore
sempre con te come un fuoco che, dentro, non muore.

Non fermarti alla corte delle anime nane
che ripetono gesti e non sanno capire
non salire al castello dei giovani giusti
che adorano il sole
è quel sole lo specchio di chi
non si vuole vedere:
Parsifal, Parsifal devi lottare
devi cercare dov’è
il Punto Fermo tra le onde del mare
e questa isola c’è:
sarò con te, io ti ho messo una mano sul cuore
sempre con te, come un fuoco che, dentro, non muore.

Io sapevo da sempre che avresti tradito
mille volte in un giorno e poi mille altre ancora,
ma i tuoi occhi che cercan
son gli occhi di chi si sorprende ferito
e il mio braccio è più forte del male
più grande dell’ora
Parsifal, Parsifal non ti fermare…

ANIMAL HOUSE – ASPETTANDO Rb

Non poteva mancare, nella fitta settimana di impegni pianificata dall’Ing. della Briscola, una bella serata dedicata al più bel gioco di carte del mondo.

Era tutto pronto.
Casa Zorapide addobbata a festa.
Tavolo verde.
Frigorifero zeppo di bevande dissetanti.
Patatine e stuzzichini pronti per l’uso.

Convocati al tavolo:
Zorapide – Presente
Darietti – Presente
Ing. della Briscola – Presente
Avv. Peloso – Presente
Rb – ??

Dove cazzo è Rb??
Si può sapere che fine ha fatto Rb?
”E’ in viaggio…
E’ a Sondrio…
Sta arrivando!”

E ce lo dici adesso…
Ce lo di ci così su due piedi…
Ma come cazzo porti quei capelli??
Va bene lo aspettiamo…

– 30 Minuti dopo –

Tensione che si taglia a fette…
Nervosismo di Zorapide che comincia a sbattere di qua e di là (sarà pure libero di fare quello che gli pare a casa sua).
Darietti si da alle patatine.
L’Avv. Peloso è intento a spulciarsi e a bere succo d’ananas.
L’Ing. si attacca al cellulare e chiama Rb…
”Sì…
Dove sei…
?!?A Sondrio?!?”

A Sondrio?
Ancora a Sondrio…
Addio Briscola chiamata…
Ok si parte con gli insulti…

BIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIPPPP.

Che si fa adesso?
Siamo in 4.
Un tavolo da gioco verde.
Un mazzo da 52 carte.
Non abbiamo gli occhiali scuri.
Fuori è buio.

Giochiamo a Bridge!
Troppo complicato per menti tapine come le nostre.

Si alza Lui, l’organizzatore, l’Ing., colui che ha pianificato minuziosamente il tutto, colui che “…CI PENSO IO!”, colui che “…SIAMO IN UNA BOTTE DI FERRO!”.
Giochiamo a KING!

Ecco una serata pacco.
Con un gioco pacco.
Con un vincitore pacco: l’Avv. Peloso.

Dopo questo interludio di monarchia ludica, ci diamo ad un classico del baretto giù all’angolo, quello dove ci sono 4 vecchietti di età media intorno agli 80, con l’immancabile bianchino al loro fianco, che giocano per tutto il santo giorno a Scopa d’assi.

Proprio una bella serata!
Come mi sono divertito.
Ho la pelle d’oca ancora adesso che scrivo.
Non la dimenticherò per tutta la vita.
Per la cronaca abbiamo scoperto che Darietti è un eccellente giocatore di scopa, ora si spiega la sua dappocaggine con la Briscola!

Dunque siamo giunti al termine della serata in cui ampiamente il circolo della “CHIAMATA” ha dibattuto su come affrontare il problema Rb (al suo secondo pacco).
Cosa fare per correggere il malfattore?
Quali misure punitive adottare per riportarlo sulla retta via?

Proposte anonime giunteci in redazione:
– Eunuco per tutta la vita
– Esiliarlo a Sondrio
– Costringerlo a giocare a Briscola chiamata con quattro integralisti islamici
– Alla Gogna!
– Incatenarlo ad uno stereo che 24 su 24 gli spari nelle orecchie la Platinum Collection di Gigi d’Alessio
– A ruba mazzetto deve giocare, per tutta la vita!

Si accettano ben volentieri ulteriori suggerimenti per martirizzare il tapino.

ANIMAL HOUSE – 1

Prima serata da scapoloni…
Che si fa?
L’Ing. decide che questa è la sera del Biliardo (vuole farsi del male un’altra volta, vuole prendere un’altra lezione, un’altra tostata).

Ci ritroviamo, sotto l’acqua scrosciante di un temporale estivo, fuori dal Bowling di via Padova.
Entriamo, e orde di cinesi tamarri ci investono con i loro schiamazzi e le loro risa; del biliardo, che l’Ing. dice di avere visto poco più di sette mesi fa, neanche l’ombra: visto l’alto lignaggio dei clienti del Bowling hanno veduto bene di farlo sparire…(o sono stati gli stessi “nobili” cinesi mandarini che l’hanno fatto sparire?); non era il caso di indagare.

Che si fa?

L’Ing., preso da un altro raptus ludico-sportivo, decide che questa sarà la serata del BINGO!
Oddio…
Proprio dietro a casa mia, circa un anno fa, hanno soppiantato il fantascientifico show-room della BMW con una sala Bingo, all’angolo tra V.le Zara e V.le Marche, di fianco al Mc Donald’s.
Quale occasione migliore per fare la prima visita ai vicini di casa?

Passatoie e moquette rosse.
Pareti tinteggiate di color albicocca.
Drappi rossi di velluto su porte e finestre.
Un bel ambientino, così a prima vista.
Saliamo le scale e accediamo al salone da gioco.

Se fossimo stati in un villaggio marittimo durante il XVI / XVII secolo, quella sala poteva benissimo essere una malfamata taverna di porto zeppa, zeppa di pirati e pendagli da forca: mi sentivo un po’ come Jim nell’Isola del Tesoro di Stevenson, peccato che al mio fianco non ci fosse Long John Silver.
Se fossimo stati a Bagdad nel XIV / XV secolo, quella sala poteva benissimo essere un mercato zeppo, zeppo di beduini e mercanti orientali: mi sentivo un po’ come Aladino nelle Mille e Una Notte, peccato che al mio fianco non ci fosse il Genio della Lampada.
Puzza di vissuto…
Odore acre di fumo…
Foschia di sigarette…
Un bell’ambientino per passare un serata in compagnia (e procurarsi un bel cancro ai polmoni per fumo passivo…Alla faccia delle normative anti-fumo del Sirchia).

Nell’arco di una serata eravamo passati da China Town ai Pendagli da forca caraibico-portoricani, ai beduini del deserto.
Ragazzi che gente…
Ragazzi che posto… (quasi di fianco a casa mia!).
Oddio…

Ci sediamo.
Subito si avvicina Caleb (non so se si chiamava così, ma il nome rende bene nazionalità ed estrazione culturale) che ci vuole rifilare le prime schede…
1,50e l’una…
L’Ing. ne prende due.
Io ne prendo due.
Subito sboroni…
Se siete abituati alla sonnolenta tombola natalizia; quella in cui i bioritmi e il metabolismo sono sottozero grazie ai pranzi e alle cene proprie del periodo, siete fuori strada.
Qui si tratta di frenesia pura.
Qui si tratta di tensione, quella vera, quella che ti fa sudare le mani tanto che il pennarello che impugni per segnare i numeri ti schizza via due volte su tre.
Qui si tratta di rosolamento di fegato.
Qui si tratta di ulcere duodenali.

Un numero al secondo.
Una macchina che, in un turbinio di palline, ne aspira una, la fotografa e la fa scendere lungo una guida di metallo dorata.
La voce che dice un numero al secondo.
E poi…
Uno grida: CINQUINA!! (Naturalmente non io ne l’Ing.)
Altri trenta, trentacinque numeri e…
Un altro grida: BINGO!! (Naturalmente non io ne l’Ing.)

Tutto qui.
E poi si ricomincia dopo pochi minuti: Caleb che si avvicina un’altra volta ti rifila altre cartelle e la ruota ricomincia a girare.
Semplice no?
Varianti: ogni dieci mani (mi sembra) c’è il Super-Bingo e la Super-Cinquina, cioè le cartelle costano 3e l’una; se in 6 numeri fai la cinquina ti porti a casa circa 400e; se fai Bingo con 40 numeri di porti a casa la bellezza di 11.000e: utopie dei tempi moderni e della statistica.
In meno di due ore siamo riusciti a farci spennare la bellezza di 20e a testa e abbiamo (ho) fatto una sola cinquina (9.70e).

Bene questa è stata la nostra serata.
Una serata in cui abbiamo inventato ogni sorta di insulti rivolti:
– alla sfiga
– alla sorte
– alla macchina delle palline
– a Caleb (che secondo noi ci portava sfiga e ci godeva a vederci perdere)
– alle quattro “Zoccole” (in senso figurato) che avevamo di fianco e continuavano a vincere
– ai due cinesi (che ci avevano seguiti dal Bowling) che alla prima botta avevano messo a segno una cinquina da ben 27e (noi eravamo lì già da un’ora e avevamo già perso 15e)
– ai fumatori in genere che ci toglievano il respiro e ci hanno intriso di fumo (persino le mutande mi puzzavano di fumo!)
– all’anziana signora che ogni due giocate cambiava tavolo
– alle cartelle che ti davano che avevano sempre o il 7 (che non usciva mai) o il 90 (che usciva sempre e mi ha fatto fare cinquina)
– al monitor che ogni tavolo aveva e che nel nostro non funzionava
– al BINGO in genere (luogo in cui non metterò più piede)
– all’Ing. della Briscola che con il Bingo non ci azzecca un cazzo: lui e la sfiga sono due gemelli siamesi
– alla prima cartella che ho acquistato, che mi ha fatto sperare nel Bingo, ma aveva il numero 7 che non esce mai

Evviva la Tombola natalizia, quanto meno si mangia, si beve e si sta in compagnia…
In buona compagnia!

ANIMAL HOUSE – 2

Serata film (DVD con impianto 5.1).
L’Ing. della Briscola vuole stravolgere i piani e al posto della visione de “Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re” ha optato per un classico di Lino Banfi: “Vieni avanti Cretino”.
Questa la mia reazione:
”Ma sei scemo?!!?”

Qui bisogna fare un piccolo inciso: non è che il film di Lino Banfi mi dispiaccia, anzi è quasi un cult-movie, un must dell’italiano medio, insomma è un caposaldo del cinema italiano, ma è di nicchia.
Se lo confrontiamo (sempre se è possibile farlo) con il Primo perde ogni tipo di bellezza e attrattiva.
È Indubbio che la mia preferenza cade sul Kolossal.

Cosa dobbiamo farci se gli Ingegneri sono così?
Accontentiamolo per questa volta.

Entro da BlockBuster furtivo.
Mi avvicino alla sezione commedia italiana…
Vari titoli:
“Febbre da Cavallo”
“Lo chiamavano trinità”
“Paulo Cotechigno, centravanti di sfondamento”
“Io sto con gli ippopotami”
“Mezzo destro, mezzo sinistro”.

Nulla.
Lino Banfi non c’è.

Vergognandomi come un opossum nella steppe dell’Asia centrale mi avvicino all’addetto del BlockBuster e gli chiedo il suddetto film di Lino Banfi.
Questo mi guarda con occhi stralunati: “Seghè?”

Ok stasera si guarda “Il ritorno del Re”.
E ne sono contento.

Spigolature Architettoniche

Venerdì Santo.
Via Crucis diocesana milanese presieduta dal cardinal Tettamanzi.

Moltitudine di gente pigiata all’inverosimile al di fuori della splendida basilica di S.Ambrogio (causa “satollamento” interno).

Zorapide preso da un raptus di estetica artistica chiede al suo amico più esperto e dotto in materia Darietti: ”Qual è il termine tecnico architettonico con cui si definisce questo colonnato posto all’ingresso della basilica?”.
Lo scellerato rispose: ”E’ il cortile!”

Ti abbiamo fatto studiare 20 anni per arrivare a questa conclusione!!??

QUADRIPORTICO, architetto, si chiama QUADRIPORTICO!!

Il Biliardo “all’italiana”

Nella Teoria (ed in televisione su Antenna 3 in orari indecenti).
Circolo del biliardo Milanese.
Campionato Italiano.
Un tavolo da biliardo in ebano massiccio, con tappeto verde: perfetto.
Tre lampade soprastanti che concentrano la loro luminescenza sul tavolo.
Al centro del tavolo quattro piccoli birilli bianchi posizionati a forma di rombo ed uno piccolo rosso.
Tre biglie tirate a lucido, senza una macchia: una di colore bianco, una di colore giallo, una di colore rosso.
Ai lati del tavolo da una parte “Lo Scuro”, dall’altra “Il Cobra”.
A far da cornice: un arbitro (tirato a lucido), due belle signorine (che non guastano mai) e qualche decina di spettatori, compostamente seduti, attenti ed in silenzio.
Il Biliardo “all’italiana”.
Semplicemente arte allo stato puro.

In Pratica (ogni qual volta capita l’occasione buona)
Un Bar Tabacchi di quart’ordine: nebbioso, aria irrespirabile (fumo di sigaretta, puzza di patatine fritte e Negroni). Dopo mezz’ora di permanenza nel locale ti conviene buttare i vestiti.
Partita amatoriale tra amici (equivalente alla classica Scapoli contro Ammogliati del pallone).
Un tavolo da biliardo; definirlo tale è un complimento: scalcagnato, tappeto verde stinto, bruciature di sigarette, pendenza concava da Gran Premio della Montagna.
Tre lampade: pericolanti, spade di Damocle sulla testa dei giocatori. Luce quanto basta.
Al centro del tavolo, tra una termite e l’altra, quattro birilli scoloriti bianchi (almeno così dovrebbero essere) ed uno rosso (stinto, ma rosso).
Tre biglie: scheggiate qua e la (evidentemente usate in passato per fini più bellicosi), con macchie di caffè e catrame (“Ma che diavolo ci hanno fatto con queste biglie?).
Ai lati del tavolo i due giocatori. Da una parte Zorapide (me medesimo): l’unico in grado di mettere a segno un traversino (con la propria biglia) e di bersi ben 24 punti alla volta. Dall’altra Giana “Il Calcolatore”: buona tecnica, ma poco realizzativo, anche lui un buon bevitore.
A far da cornice: quattro bevitori incalliti (non di punti), un Punkabestia che si diletta su di una Slot-Machine, il titolare del bar (distinto), la moglie del titolare (peso massimo) e (fino a qualche tempo fa) la Trisavola del titolare, costantemente accasciata su di una sedia con lo sguardo fisso nel vuoto, l’ultima volta (cioè l’altro ieri) purtroppo non c’era più, al suo posto un congelatore bi-familiare (ibernazione?).
Il Biliardo come non dev’essere.
Semplicemente cazzeggio allo stato puro.

Però che risate ragazzi!
Per la cronaca Giana non vince mai (come del resto la sua squadra del Cuore).

L’ultima partita: 2-0 per Zorapide (che ha dovuto anche pagare; contravvenendo ad una regola storica del Biliardo, del resto non sarebbe stato bello fare incazzare la moglie del titolare!).

Ai ciclisti….quelli veri

QUESTO è dedicato a tutti gli amanti della bicicletta.

A quelli che incontri la domenica mattina attillati da grandi campioni.
A quelli che per la bicicletta farebbero di tutto: la moglie a dormire sul divano e Lei, la bicicletta, tra le lenzuola candide del letto.
A quelli che quando c’è il “TAPPONE” alpino prendono la bicicletta e vanno, per essere lì quando passa il giro (anche se poi dopo 70 Km e due salite prendono la corriera).
A quelli che devi schivare sulle provinciali nei giorni di festa.
A quelli che per fare il “Bar Sport” non si rinchiudono in un caliginoso locale, ma discutono “ON THE ROAD”.
A quelli a cui piace stare all’aria aperta, a far fatica, a respirare l’aria buona che ti fischia in faccia (se sei in discesa).
A quelli che guai a parlargli della “Ciclette” e di un poster raffigurante montagne appeso al muro.
A quelli che sono intenditori di ciclismo non perché sono giornalisti sportivi, ma perché sanno cosa vuol dire fare fatica in sella ad una bicicletta.
A quelli che dopo 50 Km bevono acqua da una borraccia e poi la lanciano, come i grandi campioni……”Oh cazzo! L’ho pagata 20 euro”.
A quelli che poi si fermano e tornano indietro per recuperare la borraccia.
A quelli che la domenica il rito non è la partita di pallone, ma la messa appunto del mezzo per la prima uscita stagionale.
A quelli che la domenica il rito non è la partita di pallone, ma la messa appunto del mezzo per la sgambatina in relax.
A quelli che dopo il GPM, quando incomincia la discesa, si imbottiscono di giornali da sembrare l’omino Michelin e perdono il controllo della due ruote e si schiantano a bordo strada.
A quelli veraci che se gli chiedi: “Come vai a comprare il giornale?”, ti rispondono: “Vado in bicicletta!”. Il giornalaio è sotto casa, esattamente di fianco al portone: scendono le scale con la bicicletta: anche questa è arte.
A quelli che sulla maglia gialla del Tour si fanno stampare in grosso, al posto del “Credit Lyoner”, ER MEJO!
A quelli che quando tornano a casa, la sera in bicicletta, gli ultimi 100m se li fanno in volata con braccia alzate sulla linea d’arrivo. Per andare a lavorare non usano la bici da gara, ma la scalcagnata della moglie che non segue traiettorie rettilinee: il cozzo contro l’albero è tremendo!
A quelli che della Disney guardano solo il film del “Re Leone”.
A quelli che sul comodino non hanno la foto della moglie e dei figlioli, bensì quella di Coppi e Bartali che si passano la borraccia.

Insomma è dedicato a tutti voi, amici miei, ciclisti della domenica: vero cuore e vera anima di uno sport semplice e nobile.

Riflessioni statistiche post Jamming Session

Dopo due ore di musica (suonata) usciamo finalmente e riveder le stelle.
Ahimè, piove.
Niente stelle per stasera. Niente ombrelli per stasera: “doccia” non preventivata.
Mentre ci accostiamo alla macchina, il Darietti ed Io, una riflessione, frutto della tarda ora e delle condizioni meteorologiche avverse, si fa largo nella nostra conversazione.
Sotto la pioggia ci si bagna di più a camminare normalmente o a correre a capofitto scapicollandosi fino al più vicino riparo?
Questione di statistica e di distribuzione di Poisson.

Io sostengo che:
– a tarda ora, sotto la pioggia e senza ombrello,  non bisognerebbe porsi certe domande, che la bronco è in agguato.
– quando piove occorre camminare sul lato interno del marciapiede, per evitare bordate d’acqua provocate dai surfisti alla guida che si divertono, come i bambini, ad alzare ali d’acqua con l’automobile.
– come dicono alcuni, il fatto che piova a dirotto può essere positivo per svelare i lati piacevoli e nascosti di una donna (per inciso il temporale deve avvenire d’estate, all’improvviso e la rappresentante del gentil sesso deve indossare una maglietta bianca, questione di trasparenza).
– statisticamente parlando, sotto la pioggia correndo prendi meno acqua, ma aumenti le probabilità di scivolare e cadere in una pozza cittadina oleosa e maleodorante (e per la legge dei grandi numeri vi potrebbe andare anche peggio se nella caduta centraste una bella cacca di cane), ritrovandoti inzuppato, dolorante e maleodorante a pensare che la statistica, a volte, non ci azzecca un cazzo!

Distrazioni Imbarazzanti

Premessa: ciò che sto per raccontarvi è accaduto veramente.
E’ accaduto al mio amico Marco: capitano sempre tutte a lui.
Ve la propongo in prima persona, per rendere più semplice la lettura.

Milano tarda sera.
Sto tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro.
Con la macchina mi trovo a passare in via dei Giardini (la precedente di via Turati).
Semaforo verde: attraverso l’incrocio.
Alle mie spalle, poco dopo il crocevia, mi accorgo di essere seguito da una “gazzella” della polizia: mi invitano ad accostare.
Scendono in due.
Si avvicinano alla mia macchina: uno sembra John Wayne, l’altro Gregory Peck, mancano solo i cavalli e gli indiani per ritrovarci nel vecchio West.

(P: Poliziotto, il vecchio John.
M: Marco, una larva umana dopo una giornata estenuante)

P: “Dove sta andando?” (Che domande sono?)
M: “A casa”.
P: “Vuole fare il furbetto?” (Nel senso?)
M: “No, sto andando a casa!”.
P: “Ma lei che lavoro fa?” (Altra domanda assennata)
M: “Mi scusi, ma cosa centra questo?”
P: “Vogliamo fare i sostenuti?” (Quasi abuso di potere)
M: “No, ma non vedo…”
P: “Mi dica che lavoro fa allora!” (Si sta alterando)
M: “Sono un avvocato”
P: “Ah avvocato! (Luccichio negli occhi denotante intenzione di commettere un abuso di potere per infierire su una categoria protetta)
Ma sa che lei è passato con il rosso?”
M: “Come faccio ad essere passato con il rosso se il semaforo è ancora verde adesso?” (Forse qui il vecchio John non ha capito il nesso spazio-temporale: lo si legge nell’espressione da cernia pescata che appare sul suo volto).
P: “Allora fa lo Gnorri?” (Touchè!! altra domanda fuori luogo!)
M: “Guardi, non sono passato con il rosso: questo, alle nostre spalle, è l’unico semaforo nel raggio di 100 metri”
P: “Signor avvocato non mi faccia perdere la pazienza!”

A questo punto scendo dalla macchina e invito il caro vecchio John a togliere le mani dalla colt e a indicarmi l’incrocio dove sono passato con il rosso.
Facciamo non più di 50 metri.
P: “Ecco! Guardi, il semaforo è ancora rosso!” (Tronfio)
M: “Signor agente, non vorrei smentirla, ma qua non c’è nessun semaforo!”
P: “E questo allora?” (Indica. Sentendosi preso per i fondelli).

Ho capito.
Adesso ho capito tutto: è vero è rosso!
Con imbarazzo e con molto tatto mi appresto a spiegare al caro vecchio John che ha preso un abbaglio (trattandosi di luci!).
M: “Signor agente guardi che questo è un cantiere edile!”

Il vecchio John guarda bene e si accorge effettivamente di essere stato avventato nel decidere di inseguirmi e di farmi la paternale, ergendosi a paladino della giustizia.
Subisce vistosamente il colpo.
Ora la sua faccia è diventata come il semaforo: rossa.
Non me la sono presa più di tanto; dopo tutto un abbaglio, a tarda notte, può capitare a tutti.
Ricevute le dovute scuse sono tornato a casa.
Il vecchio John con la COLT tra le gambe è risalito in macchina e mogio, mogio si è allontanato da luogo del misfatto.

Storia di una Band

“…The Baaaaand! The Baaaaand!….”
Concorso a premi: indovinate da che film è tratta questa esclamazione (in originale).
Chi non l’ha mai visto si metta in regola.

Ebbene sì, faccio parte anch’io di una Band.
Una Band che ha avuto i suoi natali più di 15 anni fa: suonavamo nel teatro dell’oratorio con un impianto scalcinato e gracchiante marcato FBT, una miriade di cavi (molti dei quali inutilizzabili) e assediati dagli scarafaggi (neri e grossi).

La prima formazione ufficiale era composta da (ometto i nomi per rispetto e pudore): R. “the edge” alla chitarra ritmica e voce, G. “Jackblues” alla chitarra solista e all’oboe (strumento abbandonato dopo la pessima e noiosa esecuzione de ”Il vecchio e il bambino” di Guccini), W. “Waters” al basso, D. “Metronomo” alla batteria (metronomo perché è l’unico batterista al mondo che ne fa uso), G. “Ruben Sosa” alle tastiere (in realtà ne aveva solo una molto scalcinata che quando meno te lo aspettavi attaccava a tutto volume con basi pre-registrate ed era un’impresa fermarla).

Le nostra prima cover di successo fu “Guantalamera” canzone che trascinava le folle!
L’apice si ebbe, però, quando ci lanciammo sui grandi pezzi rock: l’interpretazione di “Born in the USA” fu un successo planetario, non vi dico quanti ortaggi abbiamo racimolato quel giorno.

Terminata la stagione “oratoriana” la Band ha avuto defezioni importanti (R. “the edge” e G. “Ruben Sosa” si sono burrascosamente allontanati dal gruppo: il primo per seguire la carriera scolastico-giornalistica, il secondo si è perso nei meandri psichedelici della sua tastiera e non si è mai ritrovato), ma ha continuato la sua attività con gli altri tre membri che hanno continuato a suonare negli ambienti Underground (la sala prove frequentata si trovava in uno scantinato nella periferia milanese, gestita da un individuo losco il cui nome era “Picchio”, di cui parleremo un’altra volta): banco di prova erano i matrimoni nei quali i tre venivano affiancati da session man scelti nel panorama musicale nostrano (praticamente gli scarti di Raoul Casadei).
In una di queste occasione la Band ebbe il piacere di accogliere una grande prima chitarra, ossia M. “Slowhand”, che, uscito malconcio da un’esperienza di musica gospel, voleva un rilancio immediato nel panorama musicale (quale maniera migliore se non aggregarsi con la band più rilanciata d’Italia? Il rilancio avveniva al di fuori dallo stesso locale: RI-Lancio!).
Dunque la Band ebbe una forte scossa con questa new-entry e si lanciò (auto-lancio) nel mondo blues e della musica anni 60-70: dove Eric Clapton, Janis Joplin e i Led Zeppelin erano il pane quotidiano e i Beatles erano il vangelo. Ancora matrimoni su matrimoni (provate a suonare Whole lotta love durante il pranzo di un matrimonio: non vi danno neanche da mangiare!).

Ora la Band è ancora in attività, fervente attività, anche perché nuova linfa è stata infusa dall’entrata nel gruppo di due cantanti molto Blue-pesanti: “Dallas” Alice e Mami “blues”, le cui doti canore sono indiscutibili e quanto meno sono più presentabili degli altri componenti del gruppo.
Ora siamo al completo.
Suoniamo e ci divertiamo.
Il nome della Band? Siamo partiti con Musicalcel, siamo passati per Rejoice, dopo un breve intermezzo con il Nulla siamo passati sotto il nome di Z4cani, che poi si è trasformato in Z4cani and Dallas Alice, ma presto credo ci rinomineremo FourDogs and Attachment.

Chi vivrà vedrà.

Bucolica

Ieri il Toma ci ha portato dove si mangia veramente bene.

Ieri il Toma ci ha portato in mezzo alla natura tra: mucche, cavalli, cinghiali e porcelli.

Grazie Toma per gli “odori” che ci hai fatto provare. Non dimenticheremo mai i liquami del porcile e lo sguardo divertito dei maiali che sguazzavano nel loro piscio.

Grazie, è la prima volta che mi capita di fissare negli occhi un prosciutto, una pancetta e una coppa.