Un Appello

“Una pillola avvelenata, un ormone sintetico, che fa fuori il nucleo di un bambino ma comporta più dolore di qualsiasi aspirazione o raschiamento, comporta il compimento dell’aborto in stato di veglia, in solitudine, in un abisso di tristezza e di rischio. Perché dunque? E’ tutto molto chiaro. Perché abortire in stato di veglia, in ambito domestico, vuol dire banalizzare l’aborto oltre ogni limite; vuol dire vincere la battaglia per l’aborto come diritto privato e come privacy femminile; vuol dire deresponsabilizzare ulteriormente il maschio e il medico; vuol dire stabilire il punto finale, abortivo, dichiaratamente abortivo, della catena anticoncezionale”.
Giuliano Ferrara

“La Ru486 non è una medicina. Non cura alcuna malattia. Non aiuta la vita, la stronca sul nascere. La Ru486 non è amichevole nei confronti delle donne. Non realizza in alcun modo un aborto indolore, posto che sia possibile realizzarlo”.
Appello del Foglio contro l’introduzione della “Kill Pill” in Italia.

Un’altra volta controcorrente.

6 risposte a “Un Appello

  1. Vuol dire che si riesce ad abortire con rischi molto minori per la salute: l’aborto è comunque meno rischioso rispetto a portare a termine la gravidanza. L’aborto farmaceutico si può fare prima, senza passare varie settimane con la nausea.
    Di figli ne ho partoriti tre e mi bastano; se i contraccettivi dovessero fallire, la RU486 sarebbe la mia prima scelta. Quanto al dolore, arriva puntuale ogni 28 giorni da trent’anni. Mi ci sono abituata.

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