“Quote” Elettorali

Le prossime elezioni spiegate, con cipiglio da matematico navigato, da Berlicche.
Coltello nella piaga.

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Quelli della Briscola -14

Serata scialba, poco frizzante, pusillanime.
L’Ing. si porta a casa un vittoria facile, facile, grazie ad errori grossolani, a chiamate poco convinte e soprattutto ad una ritrovata vena propizia: nella buia caverna in cui era caduto, ha per caso notato uno scintillio lontano, tenue. Incuriosito si è avvicinato ed ha scoperto, con immenso stupore, un vena aurifera in bella vista, servita su di un piatto “d’oro”; è bastato imbracciare il fedele piccone e via! Pepite grosse come mele che venivano giù come bibliche rane da cielo.
Gli altri brancolavano ancora nel buio della spelonca quando l’Ing. a tarda notte è uscito con il suo carrettino pieno zeppo di aurea materia, tronfio e fiero come non mai.

La serata si è aperta con uno spettacolo a dir poco imbarazzante: l’Onnivoro seduto ad un tavolino, piazzato in mezzo al salotto, alle prese con un puzzle inquietante: un muro completamente bianco, in cui solo gli interstizi tra i mattoni erano visibili; l’Onnivoro tutto concentrato sudava e digrignava i denti rumorosamente per la difficoltà di assemblaggio, borbottando qualche strano vocabolo elfico.
La cornice era cosa fatta, ma altri 1500 pezzi rimanevano fuori dal bianco perimetro, la mano tremante cercava spasmodicamente quale incastro avrebbe accolto il prossimo pezzo, ma l’arto vagava senza meta, senza trovare l’agognato perfetto intreccio di cartone pressato.

I quattro entrati nel salone al vedere tale stato pietoso erano quasi sul punto di tornarsene silenziosamente a casa per evitare il men che minimo stress alla già labile psiche del padrone di casa ed invece, colpo di scena, il coltello che comincia a girare nella piaga: la bramosia di primeggiare insita nell’Ing. della Briscola e soprattutto la sua sconfinata passione per i puzzle portano, in un gesto di sconfinata crudeltà, a prendere un pezzo bianco, uno qualsiasi, dal tavolo e, dopo un fuggevole sguardo al vuoto perimetro, ad inserirlo con disarmante facilità in uno degli innumerevoli spazi vuoti: “Ecco, questo va qua!”.
Così: come il lampo che guizza nella notte!

L’Onnivoro, frastornato, confuso ed in piena crisi esistenziale, sollevato lo sguardo (gravato da due enormi e vistose occhiaie procurate dallo stress e dalle nottate insonni), tutto tremante, fissando con incredibile tensione l’Ing. della Briscola negli occhi, si lascia andare ad un pianto isterico e nervoso, in preda ai singhiozzi e sul finale a qualche conato di vomito.
L’Ing. capito il momento di intenso dolore e sconforto, prende tra le braccia l’Onnivoro e con messianica intonazione pronuncia la fatidica frase che tutti, un giorno, vorrebbero sentirsi dire: “Ti Perdono! Va e non peccare più!”.
L’Onnivoro asciugandosi gli occhi e sradicandosi un rivolo di muco dalla narice, si alza in piedi e fugge via, attraversando di corsa le inferiate anti-intrusione poste alle finestre, gridando a squarciagola: “ALLELUIA! ALLELUIA! Il Messia è tra noi!”.

A questo punto la serata è compromessa: preso dallo sconforto il Darietti ha cominciato a gridare: “Aspetta, Onnivoro, aspetta! Ho bisogno del tuo perdono! Ti assicuro che non avevo per niente notato che tu eri in presa con il 2 di picche, che io ero tuo socio e ti ho mangiato la briscola e abbiamo miseramente perso una partita già vinta!”. E preso anche lui dalla pazzia dilagante si mette a correre giù per le scale.
Il Caricatore, approfittando del trambusto e soprattutto della dipartita del padrone di casa, si è subito precipitato nella dispensa per salvare la serata quanto meno dal punto di vista culinario.
Zorapide continuava a girare per la stanza con in una mano una Donna di Fiori (dopo avere omesso lo strozzo su di un sette del socio Ing. della Briscola facendogli vincere una partita ormai persa) e nell’altra un 2, 4 ed un 5 di quadri che gli avrebbero permesso (a dire del Chiamante Ing. della Briscola, ancora lui) di vincere un 2 a 70 che al contrario è naufragato tragicamente.
L’Ing. della Briscola dal canto suo aleggiava per il salone, camminando sulle acque, ammansendo le folle e ripetendo all’infinito: “Venite a me voi che siete addolorati e stanchi!”.

Il frutto statistico di questa visionaria serata è che in 30 mani solo 5 SPECIAL e che la Classifica Generale dice sempre e soltanto che il Messia è davvero giunto tra noi.

Lieto Fine

La semplicità dei bambini ti stupisce sempre.
Tommaso è alle prese con la favola di Biancaneve ed i sette nani.
La maestra racconta…
Siamo al punto cardine della storia: la Strega cattiva ripone nelle ingenue mani di Biancaneve la mela avvelenata.
Biancaneve le dà un morso…
Si addormenta e cade a terra…

Tommaso interviene con puntualità (vi traduco il concetto in italiano corrente, visto che la fonetica e la dizione del piccolo non sono ancora a livelli accettabili per essere compresi da comuni mortali): “Ma Maestra: Biancaneve, invece di prendere la mela avvelenata dalle mani della Strega cattiva, non poteva andare a comprarsela (buona) all’Esselunga?”.

Colorimetria

SPOILER: Attenzione in questo Post si parlerà di Cacca!

Semiotica:
Indice dello stato in salute di un poppante è il Colore delle sue “evacuazioni” simil solide.
E dunque a seconda delle diverse gradazioni cromatiche si evince se il bimbo è in salute o è ammalato.
Lo “Squaqquero” (notare la doppia Q) ci parla.

Accezioni lessicali sul termine Cacca:
Accezione 1: quando la pestate per strada, o in mezzo all’erba, o ve la trovate bella spanpanata in un cesso pubblico, la si definisce “Merda” ed è un concetto orrendo a cui pensare: puzza e vi fa terribilmente schifo (ribrezzo che aumenta esponenzialmente con le quantità deposte).

Accezione 2: quando ve la trovate nel pannolino di vostro figlio, nonostante il fetore (non c’è nulla di differente da quella poc’anzi definita), la classificazione dell’evacuato cambia in: preziosa, Santa.
Ed anche le quantità sono foriere di eccezionale euforia per il genitore: “Eh, ma Quanta! Ma bravo! Bene Campione!”.

In breve: il concetto cambia. E’ differente l’atteggiamento con cui ci si pone davanti all’accaduto.

Eccone un breve esempio esplicativo pratico.
Simo: “L’ha fatta!?” (la cacca, ndr).
Sì.
Simo: “Tanta?”.
Abbastanza.
Simo: “E di che colore è?”.
Il solito: giallina chiara.
Simo: “Color ORO!”.
Oro sì, Oro!