Racconti Natalizi

Tardo pomeriggio.
C.so Buenos Aires gremito.
Gente che va, gente che viene.
Colonna di macchine ferme ai semafori.
All’angolo con via Piccinni (proprio davanti al Mc Dnoald) sono piazzati, a modi di falange armata, gli invadenti diffusori di cultura a pagamento, più comunemente conosciuti come i venditori-intervistatori Euroclub.
I suddetti attendono lo scattare del verde e si catapultano come le api su di un campo di fiori, sui passanti, chiedendo, chiedendo, chiedendo.“Legge spesso?”
“Quanti libri compra al mese?”
“Ascolta musica?”
Quanti cd compra in un mese?”

Marta fa parte di questo esercito della “salvezza” della cultura mondiale e attende il verde per intervistare e abbindolare il suo primo cliente: freme con il suo Notes stretto tra le mani.
Dall’altra parte del “fossato” di via Piccinni attende il verde Teresa, madre di tre figli: Marco, abbarbicato ed imbottito nel marsupio pendente dalle spalle della madre; Giovanni, novello camminatore e maratoneta che scalpita al fianco della genitrice; Giulia, dolcemente appisolata sul passeggino sommersa di pacchi e pacchetti.

Scatta il verde.
Lo sciame umano avanza.
Teresa spinge decisa il passeggino; Giovanni si allontana di qualche metro: “Giovanni, Giovanni vieni qua!”; il passeggino impazzito si fionda sulla sinistra e si dirige, in bilico su due ruote, verso un gippone 4×4; Teresa con un colpo di polso (tennisticamente parlando perfetto) riindirizza il “mezzo” sulla giusta via e si dirige verso il marciapiede opposto; allungando l’altro braccio, quello libero, va ad acchiappare per il bavero Giovanni.
Velocità insostenibile.
Pum!
Marciapiede centrato.
Per effetto della dinamica Newtoniana il passeggino, e quanto contiene, si catapultano in avanti.
Per fortuna la bimba Giulia è ben salda grazie alle cinture di sicurezza, ma i pacchi no: frana di regali sul lastricato cittadino.
Giulia strilla per lo spavento.
Marco strilla per riflesso allo spavento di Giulia.
Giovanni che non sa cosa fare, si mette a strillare anche lui.
Teresa non strilla, ma qualche santo l’ha scomodato.
Ed è qui che entra in scena la nostra cara amica Marta intervistatrice provetta, che sfrutta con tempismo perfetto il momento proficuo di stasi.
Marta: “Mi scusi di solito cosa legge?”
Teresa: (in stasi, guardando Marta inebetita) “Ma va a cagare!”.

La cultura è cultura.

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