Il Senso dell’Infinito
«…Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?
…
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren?
Che vuol dir questa
solitudine immensa?
Ed io che sono?…».
( Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante per l’Asia)
La cattiva notizia è che l’uomo è sempre più disperato.
Quella buona è che l’uomo (perché ne ha un infinito bisogno) non smetterà mai di cercare.












Ancora più agghiacciante la traduzione del messaggio sugli autobus di Londra e Barcellona: “Probabilmente Dio non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita”. Come dire a uno che ha perso un anello prezioso di non cercarlo perchè “probabilmente” non lo troverà. Domanda: chi con un briciolo di sale in zucca non proverebbe a cercarlo? Appunto il problema è il sale in zucca, ovvero l’uso della ragione. Cercare Dio è ragionevole.
Darietti: lì comunque c’è il “Probabilmente” che lascia in sospeso; qui c’è il giudizio netto, inequivocabile, senza possibilità (appunto).
A proposito mi è venuta in mente anche la Canzone dei Negrita: L’Uomo sogna di Volare.
Più terra terra rispetto a Leopardi, ma pur sempre con la stessa “domanda” di senso.
Non riesco a capire il fine di una cosa del genere.
Distruggere tutto: nichilismo puro.
A me sta gete fa pena… è la troppa sofferenza che porta un uomo a rinnegare il Padre? O è il mito del Superuomo, e del bastare a se stessi? O più che altro la pigriza di non voler pensare qualcosa di più grande del “qui e ora”?
Cosa ci resta se non crediamo che Dio esiste e che siamo suoi figli? Sarebbero davvero un mondo e una vita insignificanti.