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Venerdì Santo

Il sudore della morte gli scorre sugli occhi.
Cammina sotto la croce verso il suo ultimo giorno.
E cosa c’è mai di bello qui da vedere, dicci, Figlio dell’Uomo?
L’acqua di questo paese è come l’occhio del cieco, la pietra di questo paese è come il cuore del Re,
l’albero di questo paese è un palo di tortura per te, Amore, figlio del Cielo.
Ha spezzato il pane, ha versato il vino.
Ecco la carne, ecco il sangue.
Chi ha orecchi intenda!
Ha pregato e s’è levato: i suoi diletti erano sdraiati sotto l’olivo.
Simone, dormi tu?
Ha gridato e s’è levato: i suoi figlioletti sognavano sotto l’olivo.
Dormite ormai, dice il Figlio dell’Uomo.
Sono venuti con spade e lanterne: “Ti saluto, Maestro
Il fratello ha baciato il fratello sulla guancia.
L’orecchio destro fu tagliato, ed eccolo risanato: perché l’uomo intenda.
Il gallo ha cantato due volte: non c’è più amore, tutto dimenticato.
Il gallo ha cantato nella solitudine del tuo cuore, Figlio dell’Uomo.
La corona è sul capo, la canna è nella mano, il volto è cieco di sputi e sangue.
Salve, re dei Giudei.
Le vesti sono state divise, i ladroni sono morti.
“Ho sete”, grida il cuore della vita.
Ma la spugna è ricaduta e il costato è trafitto e tutto è compiuto.
Ora sappiamo che egli è il Figlio del Dio vivente e che egli è con noi fino alla fine del mondo.
Amen.

(O.V. Milosz, Miguel Manara)

~ di zorapide su Venerdì, 21 Marzo 2008.

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